Proponenti:
Francesca Fiorani, Martina Villaggi
Destinatari:
Persone con disabilità e persone senza disabilità
Settori del progetto:
Sensibilizzazione ed educazione civica
Descrizione interventi:
Documentazione livello di inclusività delle città, realizzazione interviste, story-time e coinvolgimento comunità con esperimenti sociali
Associazione di volontariato supporter:
Sciara Progetti
Localizzazione degli interventi:
Distretto di Levante
Costo del progetto:
8000 €
DESCRIZIONE DEL PROGETTO
Senza troppi giri di sedia è un progetto che nasce con un obiettivo chiaro e necessario: cambiare il modo in cui viene raccontata la disabilità. Per troppo tempo la narrazione dominante si è mossa tra due estremi: il pietismo e la retorica eroica. Due facce della stessa medaglia, entrambe distanti dalla realtà quotidiana delle persone con disabilità. Questo progetto sceglie una strada diversa: autentica, rispettosa, concreta.
Attraverso contenuti digitali di informazione e intrattenimento, Senza troppi giri di sedia promuove una nuova consapevolezza sul tema dell’abilismo, affrontandolo con uno stile ironico, giovane e diretto. Senza moralismi. Senza toni accademici. Senza filtri che allontanano invece di avvicinare. Il progetto si è sviluppato nel contesto del Distretto di Levante della provincia di Piacenza attraverso contenuti video, interviste, momenti di approfondimento e riflessione. Non si cercano storie “straordinarie” per suscitare commozione.
Si racconta la normalità. Gli ostacoli invisibili. Le barriere culturali prima ancora che architettoniche. Le possibilità, quando l’inclusione smette di essere uno slogan e diventa pratica concreta.
Con format accessibili e un linguaggio vicino alle nuove generazioni, il progetto crea uno spazio di riconoscimento per le persone con disabilità, offrendo una rappresentazione reale e non stereotipata delle loro esperienze. Allo stesso tempo, fornisce a chi non vive direttamente la disabilità strumenti per comprendere, informarsi e mettere in discussione i propri pregiudizi.
Senza troppi giri di sedia non è solo un progetto comunicativo.
È un atto culturale.
È la scelta di non accettare narrazioni semplificate.
È la volontà di parlare di diritti con leggerezza ma senza superficialità.
È l’idea che si possa far sorridere e riflettere nello stesso momento.
Perché cambiare il racconto significa cambiare lo sguardo, e cambiare lo sguardo è il primo passo per trasformare la realtà.
I MOTIVI CHE VI HANNO SPINTO A PRESENTARLO
Il progetto Senza troppi giri di sedia è nato dalla necessità di promuovere un cambiamento culturale nella percezione della disabilità, superando stereotipi e narrazioni distorte. L’obiettivo è diffondere valori di inclusione, equità e partecipazione attiva, mostrando che la disabilità non è un tema da trattare con pietismo o retorica eroica, ma con autenticità, concretezza e rispetto.
Un punto centrale del progetto è la sensibilizzazione di un pubblico ampio, con particolare attenzione alle nuove generazioni, per far comprendere le diverse manifestazioni dell’abilismo e fornire strumenti concreti per contrastarlo. Allo stesso tempo, il progetto mira a diffondere una narrazione nuova e coinvolgente della disabilità, utilizzando contenuti digitali innovativi, accessibili e vicini ai linguaggi dei giovani, capaci di unire informazione e intrattenimento. Il progetto quindi nasce dalla convinzione che cambiare il modo di raccontare la disabilità sia fondamentale per trasformare la percezione collettiva, favorire la consapevolezza e stimolare azioni concrete verso una società più inclusiva e partecipativa.
RISULTATI
La risposta del pubblico è stata uno degli indicatori più significativi del valore del progetto.
La partecipazione attiva di migliaia di follower attraverso messaggi privati, commenti, condivisioni e proposte di collaborazione ha mostrato un coinvolgimento autentico e non superficiale. Non si è trattato solo di visualizzazioni, ma di dialogo. Di confronto. Di persone che hanno sentito il bisogno di intervenire, raccontarsi, ringraziare, proporre. Questo livello di interazione evidenzia una forte sensibilità verso i temi affrontati e conferma quanto sia urgente uno spazio comunicativo capace di parlare di disabilità in modo onesto e contemporaneo.
Il risultato più importante, però, va oltre i numeri: dimostra che i social network, se utilizzati in modo consapevole e costruttivo, possono diventare strumenti potenti di cambiamento culturale. Possono diffondere informazioni corrette, smontare stereotipi radicati e contribuire a costruire una narrazione più vera e rispettosa. La grande partecipazione registrata rappresenta quindi una vittoria culturale prima ancora che comunicativa: la prova concreta che un racconto diverso della disabilità non solo è possibile, ma è necessario e viene accolto.
EVENTUALI COLLABORAZIONI
Nel corso del progetto, la collaborazione con realtà e persone esterne ha rappresentato un elemento fondamentale di crescita e apertura. Senza troppi giri di sedia si è costruito anche grazie all’incontro con chi, sul territorio, vive, lavora e riflette sui temi dell’inclusione da prospettive diverse.
Tra le esperienze più significative c’è stata la collaborazione con Artedanza Freetime, scuola di danza di Fiorenzuola d’Arda, che ha permesso di intrecciare il linguaggio del corpo e dell’espressione artistica con quello della riflessione culturale sulla disabilità, dimostrando come l’arte possa essere uno spazio potente di inclusione e consapevolezza.
Il progetto ha inoltre trovato spazio di racconto nel podcast “Polpette del giorno”, dove Giancarlo Sabatti Fausti ha offerto un’occasione di dialogo autentico sui temi affrontati. Un contributo prezioso è arrivato anche dagli ospiti del territorio di Piacenza Levante, che hanno arricchito il progetto con esperienze e competenze differenti. Anna Fossati ha condiviso la propria esperienza diretta di disabilità, portando uno sguardo personale e concreto sulle sfide quotidiane e sulle barriere non solo fisiche, ma anche culturali che ancora persistono. Bianca Maria Maggi, architetto e insegnante di storia dell’arte, ha offerto una riflessione sul rapporto tra spazio urbano, accessibilità e progettazione consapevole, sottolineando quanto l’inclusione debba essere pensata fin dall’origine degli ambienti che abitiamo. Anna Maria Russo, concertista, musicoterapeuta e insegnante di musica, ha raccontato il valore della musica come strumento di cura, rinascita e inclusione.
NUMERI DELLA PARTECIPAZIONE
Abbiamo ottenuto buoni numeri di seguito su tutte le piattaforme social: in solo poco tempo, Senza troppi giri di sedia ha costruito una presenza digitale solida e partecipata, dimostrando quanto il bisogno di una nuova narrazione sulla disabilità sia reale e sentito.
Il progetto ha raggiunto 6.000 follower su Instagram, circa 1.000 su TikTok, quasi 300 su Facebook e 70 su YouTube, arrivando complessivamente a una community di circa 7.000 persone. Numeri che, letti nel loro insieme e rapportati al breve arco temporale, raccontano una crescita significativa, organica e costante. Ancora più rilevante è il dato sulle visualizzazioni: oltre 300.000 visualizzazioni complessive sui contenuti pubblicati nei diversi canali social.
IL PROGRAMMA
Dalla presentazione del progetto, i video hanno introdotto la filosofia di Senza troppi giri di sedia, mostrando come affrontare barriere fisiche e mentali con ironia e sincerità, e invitando il pubblico a partecipare, condividere e riflettere. Le interviste doppie e gli incontri con ospiti come Anna Fossati, Bianca Maria Maggi e Anna Maria Russo hanno approfondito tematiche fondamentali come autonomia, accessibilità, inclusione e pregiudizi, portando voci autentiche e punti di vista diversi che arricchiscono la comprensione della disabilità nella vita quotidiana.
Allo stesso tempo, le rubriche pratiche e divertenti, come “Attività domestiche” e cucina inclusiva, hanno mostrato come gli spazi di casa e le attività quotidiane possano diventare accessibili e funzionali, grazie a creatività, adattamenti pratici e ingegno, sempre con un tocco di ironia. I caroselli di “Ruote in spalla” hanno raccontato esperienze di mobilità e viaggio senza barriere, dimostrando quanto l’accessibilità renda possibili esperienze di libertà e autonomia, dalla città alla montagna.
Il progetto ha esplorato anche il mondo dell’arte, della musica e della danza, con collaborazioni come quelle con Artedanza Freetime, portando la disabilità in contesti culturali e creativi, dimostrando come esprimersi liberamente, partecipare e divertirsi sia possibile senza etichette e limiti. In parallelo, contenuti più riflessivi come “La normalità è un alibi”, “Cambiamo prospettiva” o “In macchina con noi” hanno invitato a smontare stereotipi e a riconoscere che la diversità è semplicemente un’altra forma di normalità, e che i veri ostacoli spesso nascono dalla rigidità della società, non dai corpi o dai ritmi diversi.
Il progetto ha inoltre coinvolto il pubblico attraverso sondaggi, raccolte fondi, campagne di crowdfunding e partecipazione a podcast e articoli su testate locali e televisione, ampliando il messaggio e creando una vera community digitale attiva. In questo modo, Senza troppi giri di sedia è diventato non solo un progetto di comunicazione, ma un intervento culturale che unisce storie, riflessioni, esperimenti sociali, arte, cucina, musica e viaggi, costruendo una cultura dell’inclusione che passa dalle parole, dai gesti e dalle esperienze condivise, in un mix unico di ironia, leggerezza e profondità.






