Proponenti:

Estella Dalla Giovanna, Bianca Catalano

Destinatari:

Pubblico giovanile e chi necessita di un appoggio psicologico

Settori del progetto:

Psicologia, salute mentale e arte terapia

Descrizione interventi:

Sportello d'ascolto e festival di 3 giorni dedicato alla salute mentale e attivazione di uno sportello d'ascolto presso la Cooperativa Popolare Infrangibile

Collaborazioni:

Psicologi e arte terapeuti

Associazione di volontariato supporter:

Associazione Fuori Sede

Localizzazione degli interventi:

Cooperativa Popolare Infrangibile

Costo del progetto:

8000 €

Uno sportello di ascolto psicologico gratuito rivolto ai più giovani e una tre giorni di festival incentrato sul tema del disagio psicologico giovanile. Il progetto “JOMO – Festival della Salute Mentale” nasce con l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sul tema del benessere mentale, offrendo uno spazio di ascolto, riflessione e aggregazione giovanile. Alla base vi è la convinzione che la cura della salute mentale debba far parte della vita quotidiana e che possa essere favorita attraverso l’ascolto, la socializzazione e la musica.

Questa iniziativa prende spunto dal crescente disagio psicologico legato all’ansia sociale e all’uso dei social network, che spesso impediscono ai giovani di apprezzare ciò che hanno nella propria vita. Il fenomeno della FOMO (fear of missing out), ovvero la paura di essere tagliati fuori, alimenta una costante insoddisfazione e un senso di inadeguatezza, che possono contribuire a stati di ansia e depressione. Il festival vuole ribaltare questa prospettiva promuovendo la JOMO (joy of missing out), ovvero la gioia di vivere pienamente il presente senza rimuginare sulle alternative.

Attraverso la prima edizione del progetto, avviato nel giugno 2024 con uno sportello d’ascolto e culminato nel festival che si è tenuto il 27, 28 e 29 settembre 2024 presso la Cooperativa Infrangibile 1946 di Piacenza, è stato creato un contesto positivo e accogliente, in cui i giovani hanno potuto riscoprire sé stessi, sviluppare nuove reti di supporto e trovare nuovi interessi da condividere con gli altri.

I risultati: nel breve termine abbiamo riscontrato una riduzione dello stigma sui temi legati alla salute mentale, una maggiore consapevolezza su questi argomenti e più coraggio nel parlarne con i propri coetanei. Nel lungo termine si è osservata una riduzione del senso di solitudine, un aumento del supporto sociale e un rafforzamento dell’autostima, tutti fattori fondamentali per migliorare il benessere psicologico complessivo.

Il festival ha preso forma con la partecipazione di Veronica Cavalloni, Bianca Catalano, Estella Dalla Giovanna, Simona Olivieri e Filippo Corvi. Successivamente, il progetto è stato portato avanti da un gruppo di lavoro composto da Elisa Dosi, Filippo Corvi, Luca Moncaleano, Michela Locatelli, Estella Dalla Giovanna e Bianca Catalano, con il supporto del collettivo transfemminista di Piacenza R-esisto.

Collaborazioni: grazie all’associazione Fuori Serie e al tutoraggio di Bianca ed Estella, siamo riusciti a recuperare il 10% del budget richiesto alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, garantendo così la possibilità di sviluppare ulteriori iniziative future. Fondamentale è stato anche il sostegno della comunità del quartiere Infrangibile, che ha contribuito attivamente al finanziamento e all’organizzazione. In breve tempo siamo riusciti a reperire tutto il necessario grazie al supporto di sponsor come la pizzeria Grotta Azzurra, i collettivi Resisto e Controtendenza e la stamperia Pierre.

La partecipazione di circa 200 persone è stata resa possibile anche grazie alla combinazione di laboratori, talk e musica dal vivo. Questi elementi hanno fornito modalità espressive alternative alla comunicazione verbale, permettendo a chiunque di esprimere le proprie emozioni in un ambiente sicuro. JOMO si è rivelato non solo un festival, ma un vero e proprio esempio di attività intergenerazionale, che ha coinvolto il quartiere favorendo un senso di comunità e una maggiore sensibilizzazione sulla salute mentale.

Il forte coinvolgimento del quartiere ha facilitato anche la partecipazione spontanea di sei volontari, che hanno supportato le tre giornate del festival. Tutte le fasce d’età sono state incluse, e lo sportello psicologico attivato in parallelo al festival ha continuato a operare fino a gennaio, offrendo uno spazio di ascolto non giudicante anche a coloro che solitamente faticano a condividere le proprie fragilità.

IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

La prima giornata, il 27 settembre 2024, ha visto la realizzazione di un laboratorio di fanzine condotto da Carolina Moncaleano. A seguire, a seguire una tavola rotonda su salute mentale, carcere e CPR con la partecipazione di Camilla Ponti, Marta Casini, Elisa Mauri e Gromi, alla quale hanno preso parte 50 persone. Parallelamente, si sono svolti uno spazio graffiti che ha coinvolto diversi giovani e un’area espositiva dedicata a piccoli artisti locali, con stampe autoprodotte, tatuaggi, disegni, fotografie e cyberdread. Entrambe queste attività sono proseguite anche nei giorni successivi. La serata si è conclusa con eventi organizzati dalla Cooperativa Infrangibile, in un clima di serenità e condivisione.

La seconda giornata è iniziata alle 15 con un laboratorio di scrittura rap tenuto dal rapper di Ravenna, Moder, con la partecipazione di sette ragazzi appassionati di musica. Alle 16:00 si è svolto un laboratorio di arteterapia condotto da Elisa Dosi, che ha coinvolto circa 20 persone. Successivamente, si è tenuta un’intervista al rapper Moder, seguita da due ore di talk incentrato su salute mentale e arte, con la partecipazione di Elisa Dosi, Silvia Bertolamei, Fabiola Filace e un allenatore di basket. Il talk, accompagnato da uno slideshow di fotografie realizzato da alunni del liceo artistico Bruno Cassinari sotto la guida della professoressa Silvia Bertolamei, ha visto la partecipazione di circa 30 persone. La seconda giornata si è conclusa con un concerto live di Moder, che ha riunito circa 40 giovani amanti della sua musica.

La terza giornata ha avuto inizio con un laboratorio di fanzine, sempre condotto da Carolina Moncaleano, che ha visto ancora sei partecipanti. Successivamente, si è svolto un nuovo laboratorio di arteterapia tenuto da Elisa Dosi, che ha riempito la stanza con circa 20 persone. L’ultimo talk del festival è stato dedicato al tema della salute mentale e della violenza di genere, con la partecipazione di Simona Tosi, Silvia Tassotti, Bernardo Carli e Aurora Dadda, e ha coinvolto circa 45 persone. La serata si è conclusa con un DJ set di Vanessa Vincini.

Parallelamente alle tre giornate del festival, si è svolto uno sportello d’ascolto aperto a tutte le età, gestito da Jessica Croci. Lo sportello è proseguito fino alla fine di gennaio, realizzando un totale di 73 incontri il sabato di ogni settimana. Ha avuto un impatto significativo soprattutto tra i giovani con un’età media inferiore ai 30 anni, tra cui due minorenni. La partecipazione è stata prevalentemente femminile, con 14 ragazze e 4 ragazzi che hanno trovato nello sportello uno spazio sicuro per affrontare le proprie difficoltà.

JOMO ha lavorato alla costruzione di un dialogo sulla salute mentale accessibile e condiviso, abbattendo barriere e pregiudizi e adottando un modello di aggregazione in cui l’arte, la musica e il confronto si sono rivelati strumenti concreti per il benessere psicologico.

Immagini dalle fasi di realizzazione del progetto